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Comicon Napoli 2013 visto da Giochi e Giocatori

Uno scorcio dell'area ludoteca del Comicon 2013

Uno scorcio dell’area ludoteca del Comicon 2013


Si è conclusa, ieri, l’edizione 2013 del Comicon di Napoli. La manifestazione partenopea è durata quattro giorni ed io ho avuto l’opportunità di visitarla solo nella giornata di sabato. Per chi non lo sapesse sotto il nome Comicon, da qualche anno, rientrano sia il Gamecon, manifestazione dedicata a giochi e videogiochi, sia il Comicon prettamente dedicato ai fumetti. Questa dicotomia è fondamentale quando si va ad analizzare l’andamento della manifestazione. Io sono un grande lettore di fumetti e frequento la manifestazione napoletana da molti anni. Per l’appassionato di fumetti è un paradiso, ci sono grandi autori italiani come Roberto Recchioni e Tito Faraci, ci sono star straniere. Le case editrici preparano il Comicon come un appuntamento importante, era disponibile all’acquisto il nuovo libro di Zerocalcare, “Ogni maledetto lunedì su due”, star emergente del panorama italiano delle nuvole parlanti. Ci sono stati convegni, incontri col pubblico, sessioni di disegno e non mancava nessuna casa editrice importante. Si può chiaramente affermare che il Comicon è secondo solo a Lucca Comics nel settore e per alcuni aspetti è anche superiore alla manifestazione toscana.

Diverso è il discorso per la sezione giochi da tavolo e giochi di carte. Partiamo dalle cose positive. Lo spazio ludoteca è enorme e si può facilmente trovare un posto dove sedersi e giocare. Purtroppo quest’anno è mancata la possibilità di provare qualche novità come era avvenuto nell’edizione 2012. Da notare la presenza dei ragazzi di Galaxy Defenders i cui tavoli sono stati presi letteralmente d’assalto. Per la prima volta, almeno credo, era presente la Asterion Press con un suo stand ed addirittura c’era uno stand della Yemaia con due tavoli dimostrativi di Al Rashid. La parte del leone l’ha fatta come sempre Giochi Uniti che al Comicon gioca in casa. Una bella sorpresa è stata anche la presenza degli autori di Sheepland, Tzolk’in e Urbania, ma su questi torneremo dopo. Non sono mancati tornei di giochi di carte di ogni genere.

Il tavolo di Santa Cruz è andato molto bene per tutta la giornata

Il tavolo di Santa Cruz è andato molto bene per tutta la giornata

Punti negativi. Mancano all’appello tante case editrici italiane che evidentemente, e forse a ragione, considerano l’appuntamento napoletano troppo dispendioso e poco interessante. La nuova disposizione degli stand ha portato alcuni stand dedicati ai giochi troppo a ridosso dei videogame con relativo aumento esponenziale del rumore che ha reso la vita degli “spiegatori” veramente impossibile. Capitolo spiegatori. Premettendo che sono tutti volontari pagati due lire o in giochi, vorrei lanciare un appello alle case editrici. La figura di chi spiega il gioco ai giocatori è fondamentale se non gli date la possibilità di prepararsi e di gestire al meglio le persone finirà per fare un brutto lavoro e rendere un cattivo servizio al gioco. Preferisco non citare gli esempi negativi e limitarmi ad uno positivo. Allo stand Asterion Press c’era una ragazza che spiegava River Dragons e lo faceva in maniera perfetta. Ci ha spiegato il gioco ed abbiamo portato a termine una partita senza disturbarla nemmeno una volta. Purtroppo non sempre è così. Torniamo agli autori di cui sopra. Sono venuti con le scatole dei loro giochi che però erano solo in esposizione e non giocabili. Non mi sembra una grande idea ma purtroppo è andata così, ad Urbania ci avrei giocato volentieri e penso di non essere stato l’unico a pensarla così.

Arrivando al capitolo giochi provati mi limiterò a parlarvi delle novità perchè su giochi come Niagara e Genial ci sono pagine e pagine di recensioni ed opinioni anche più autorevoli della mia. Il primo gioco che ho provato è stato Al Rashid. E’ un worker placement senza particolari segni di innovazione. Si tratta di un gioco solido che però è afflitto da un problema molto grave. La grafica è praticamente illegibile e non parlo solo dei caratteri stile arabo ma dei colori del board e soprattutto delle tessere. Questi colori in due o tre casi sono sostanzialmente uguali e quando alla fine bisogna comprare le tessere bonus sono diottrie che si lasciano sul board. Al tutto aggiungiamo che sulle tessere le scritte sono in nero su fondo scuro ed il fatto che il gioco è totalmente in inglese e la frittata è fatta. Purtroppo la Yemaia è una piccola casa editrice ed i costi di produzione, dovuti principalmente alla grande mole di segnalini in legno tutti di forma differente, hanno portato il prezzo a 65 euro. Pagare una cifra tale per un gioco che poi costringe a diverse sedute dall’ottico di fiducia non è una bella cosa. Visto che è dello stesso autore vi consiglio Asgard che costa meno ed ha una grafica di ottimo livello.

Secondo gioco è stato Santa Cruz che ho provato allo stand della Giochi Uniti. E’ un entry level che si può mettere sullo stesso piano di Carcassonne, Coloni di Catan e Rialto come complessità. Il gioco è fatto bene e ci ha divertito anche in due giocatori. Una partita dura due round. Nel primo round si usa un set di carte movimento unito a delle carte obiettivo. Lo scopo è quello di colonizzare un’isoletta formata da tessere che danno punti e risorse. Nel primo round le tessere sono tutte coperte e man manco che si prosegue nella colonizzazione vengono scoperte. Una volta giocate tutte le carte, sia movimento che obiettivo si passa al secondo round dove i giocatori si scambiano le carte movimento e cercano di completare nuovi obiettivi. E’ stata una bella sorpresa e ci ha divertito. Il gioco è in vendita a 30 euro circa e se avete bisogno di giochi da proporre quando ci sono delle new entry nel gruppo questa potrebbe essere una bella novità.

Di River Dragons ho già parlato prima. Il gioco della Asterion Press ha una bella componentistica, legnetti e pupazzetti sopra tutto, e si spiega abbastanza facilmente. Si può giocare fino a sei giocatori e lo scopo è quello di partire da uno scoglio e raggiungere quello di fronte mettendo dei sassi nell’acqua e facendoci passare sopra dei ponteggi di legno. Ad ogni round i giocatori programmano cinque mosse attraverso un set di carte. Una volta che tutti hanno programmato le proprie mosse si comincia a scoprire la prima carta ed effettuare la mossa corrispondente. La programmazione al buio aggiunge strategia e divertimento a questo titolo che sta ottenendo un meritato successo in giro per l’Italia. La grafica ed i disegni lo rendono adatto anche ai più piccoli. Vi consiglio di giocarlo almeno in quattro, credo sia più divertente. Un’ottima aggiunta al line up della casa editrice emiliana.

Una fase di una partita a due a River Dragons

Una fase di una partita a due a River Dragons

In definitiva, dal punto di vista dei giochi, il Comicon ha fatto alcuni passi avanti rispetto alle edizioni precedenti ma c’è ancora molto da lavorare sia dal punto di vista dell’organizzazione sia dal punto di vista delle case editrici. La strada che porta a manifestazioni come Lucca Games e Play Modena è ancora molto lunga. Sulla pagina di Facebook di Giochi e Giocatori trovate una piccola photogallery con una cinquantina di fotografie. Buona Visione e Buon Gioco.

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  1. Marco Nova
    29 aprile 2013 alle 17:47

    Il problema del Comicon lato Gamecon sta nell’organizzazione e nelle case editrici, da lavoratore nell’area ludoteca posso dire che negli anni ci aumentano gli spazi, ma non ci permettono di portare altro personale pagato, il che vuol dire che poche persone devono gestire tutti i tavoli, bisogna procurasi volontari (ed istruirli pure, che spesso può essere un problema). Le case editrici non ci forniscono materiale, l’area ludoteca è gestita da associazioni, ludoteche e privati, che portano a proprie spese giochi dalle proprie ludoteche o dalla collezione privata, questo significa che le novità dell’anno non le conosciamo perchè non ancora in vendita (solo chi ha avuto modo di partecipare ad altre fiere eventualmente ha potuto impararli e comprarli) se riceviamo del materiale ci arriva in fiera il primo giorno.

    Gli autori, che non sono stati quasi per nulla pubblicizzazti, avevano delle copie sigillate perchè le case editrici cosi hanno deciso e pretendono che a fine fiera siano reinviate loro insieme con le copie inviateci di Sheepland, Tzolk’in e Monkey See Monkey Do invendute (tra l’altro senza neanche un minimo di sconto fiera) e i tre rispettivi giochi in versione demo che avremmo dovuto spiegare ai tavoli se solo avessimo potuto studiarceli qualche giorno prima e non giovedi mattina a fiera già iniziata e sobbarcati di lavoro. Le versioni demo se le son fatte rispedire, quindi di nuovo se l’anno prossimo vorremo proporli in fiera dovremo acquistarci i giochi privatamente.

    Gli editori quindi nonc i agevolano il lavoro e spesso non essendo presenti si negano da soli la possibilità di pubblicizzare i giochi o di farceli pubblicizzare.

    Discorso diverso per gli editori presenti in fiera, che possono mostrare le loro novità autonomamente, con Giochi Uniti ad esempio c’è un ottimo rapporto (ci forniscono dei premi per i tornei) lasciano a noi la possibilità di far giocare i successi degli anni passati mentre loro si occupano delle novità.

    Per valorizzare la fiera e il lato ludico dovrebbero essere presenti o dare la possibilità a chi ci lavora di fare di più e meglio, noi siamo i primi a sentire la mancanza delle novità che spesso vorremmo provare e giocare in prima persona, ne sarebbero contenti tutti i giocatori che vorrebbero provare in anteprima (o in ogni caso prima di acquistare) alcuni giochi, chi come voi pubblicizza questi eventi online e anche le case editrici che potrebbero raggiungere nuovi acquirenti.

    Mi ha fatto piacere leggere il vostro articolo e volevo darvi testimonianza diretta di cosa non va e di cosa si potrebbe fare per valorizzare al massimo quest’evento.

    Saluti, Marco Nova

  2. 29 aprile 2013 alle 19:27

    Ciao Marco, il tuo intervento è molto interessante perchè mette in luce una serie di problematiche che chi, come me, è esterno al circuito delle ludoteche e delle case editrici non conosce. L’anno scorso nella stessa area ludoteca ho potuto provare giochi come “Pochi Acri di Neve”, “Castles of Burgundy” e altri che all’epoca erano delle novità. Evidentemente uno degli affiliati aveva partecipato a qualche fiera di settore e li aveva acquistati di tasca sua. Ci sono molti giocatori che vivono da Roma in giù e non possono permettersi, per questioni di tempo oppure economiche, di partecipare a Play Modena oppure a Lucca Games. Il Comicon potrebbe essere un grandissimo punto di riferimento perchè gli spazi sono enormi. Per quanto riguarda la politica delle case editrici, che comunque è diversa a seconda dei casi, preferirei stendere un velo pietoso. All’estero si comportano in maniera diametralmente opposta nei rapporti con i giocatori, gli organi d’informazione e le associazioni ludiche. Purtroppo non è una novità e non è una cosa che riguarda solo il mondo dei giochi da tavolo e dei giochi di carte.

  1. 1 maggio 2014 alle 06:21

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