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Giochi da tavolo e disabilità visive, la soluzione di Daniel Solis

Ecco la soluzione che propone Daniel Solis per aggirare i problemi derivanti dai colori

Ecco la soluzione che propone Daniel Solis per aggirare i problemi derivanti dai colori


L’approccio ai giochi da tavolo da parte di chi ha problemi o disabilità visive è oggetto di dibattito da sempre. Qualche giorno fa su Twitter ho seguito una discussione che ha visto tra i protagonisti Daniel Solis, un game designer americano che ha un blog che seguo da qualche mese. La sua soluzione mi è sembrata efficace e ve la vorrei proporre. Se si esclude la cecità la maggior parte delle disabilità visive ha a che fare con la visione dei colori o con le difficoltà visive in casi di pessima illuminazione. Sono diversi i giocatori che ne soffrono e questo gli rende problematico giocare ai giochi di carte dove tipicamente le carte degli altri giocatori sono distanti ed ai giochi dove le combinazioni di colori sono sfuggenti.

Daniel Solis propone una diversa strutturazione del codice identificativo dei colori. Sembra una cosa difficile ma non lo è. Solis propone di creare un codice internazionale a cui tutti i game designer dovrebbero aderire. Al colore andrebbero associate anche delle forme. Ad esempio al rosso si potrebbe associare sempre il cerchio. Quindi su tutte le carte ed i pezzi di colore rosso andrebbe un cerchio. Non basta, però, un solo livello di codifica, ne va aggiunto un secondo. Il bordo delle carte. Al rosso e al cerchio va aggiunto, ad esempio, un rettangolo con le curve al posto degli angoli. La combinazione di questi tre elementi codifica il colore rosso e tutti potrebbero “vederlo” anche se non ne sono in grado.

A questa forma di codifica Daniel Solis aggiunge altri consigli più semplici. Nei giochi per quattro persone consiglia di utilizzare il nero, il bianco, il rosso ed il blu. In questo modo si evitano combinazioni di colori che in alcune situazioni possono sembrare molto simili come il rosso ed il viola, oppure il verde ed il blu. La prima codifica, che potete vedere nello screenshot in alto sul post, è complessa ma fattibile. Il secondo consiglio è già molto più fattibile. Se c’è qualche game designer o aspirante tale sarebbe interessante leggere la sua opinione. Anche il contributo di qualche editore sarebbe molto gradito. Nell’attesa vi consiglio la lettura del blog di Daniel Solis oppure date uno sguardo all’anteprima di Time of Soccer. Buona Lettura e Buon Gioco.

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  1. Francesco
    4 febbraio 2015 alle 08:32

    L’idea di un codice standard da utilizzare è troppo rigida e a mio avviso non incontra le esigenze dei designer, che potrebbero avere la necessità di usare colori differenti (magari il nero potrebbe non andare bene per motivi inerenti al gioco stesso) o icone differenti da quelle imposte da un eventuale codice internazionale. Sarebbe sufficiente che ogni gioco avesse un modo per distinguere carte e/o pezzi colorati, anche non aderendo ad un codice internazionale: alcuni giochi (vedasi Ticket to Ride) già utilizzano un sistema per differenziare i colori utilizzando anche icone sulle carte e sul tabellone. Purtroppo sono ancora solo una minima parte e mi capita spesso di giocare con giocatori che soffrono di questo problema, con la conseguenza che si limitano drasticamente le possibilità di gioco.

  2. UtterMarcus
    6 febbraio 2015 alle 17:09

    ottima iniziativa spero che chi si sviluppa giochi tenga conto di questa iniziativa importante, ho un amico e un parente che hanno problemi a distinguere il rosso dal verde, per alcuni giochi sono riuscito a trovare stratagemmi vari per ovviare il problema mentre per altri mi è impossibile in quanto alcuni pezzi/colori sono disegnati direttamente sulla plancia principale.
    D’altronde alle elementari i numeri sono associati ai colori e anche le note sono associate ai colori non vedo perché non si può fare lo stesso con le forme.
    saluti.

  1. 4 febbraio 2015 alle 22:59
  2. 6 febbraio 2015 alle 17:41

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